Danze popolari e tai chi: spunti

Danze popolari e tai chi: spunti

di Laura Fagnola

L’esercizio taoista numero 11, Il re del cielo si sostiene la schiena, con la sua posizione aperta, ricorda
facilmente la posizione di balli popolari come la pizzica.
Ho così rispolverato i miei studi in proposito e vi propongo alcune riflessioni.
La danza popolare nasce per dare espressione ai propri ritmi interiori, alle proprie energie ed è uno modo
di stare attivamente insieme agli altri.
E’ un bisogno primordiale, conosciuto fin dai primi esseri umani e addirittura dagli animali.
Un esempio può essere la danza delle gru imitata fin dagli antichi greci e conosciuta con il nome di
Geranos.

Plutarco racconta che Teseo, dopo aver ucciso il Minotauro a Creta, si dirigesse con la sua nave verso l’isola sacra di Delo, portando con sé Arianna e alcuni dei giovani e delle vergini ateniesi che aveva salvato.
Raggiunta la terra ferma, Teseo e i compagni si diedero a una danza che riprendeva nei suoi movimenti le
intricate sinuosità del labirinto da cui erano fuggiti.

Plutarco che la descrive, la chiama «danza della gru».
Nella danza di Delo il filo di Arianna è simbolicamente rappresentato dalla linea dei danzatori che percorre nelle due direzioni le curve del labirinto.
Chi si trova nella difficoltà più grande dentro un labirinto ne può venire a capo imitando il volo della gru,
che è collegato con la primavera, con il cambiamento, la vita che rinasce e si rinnova.
Ancora oggi la danza nazionale della Grecia, il Sirtaki deriva dalla danza della Gru detta anche del Labirinto.

Alla base della danza c’è un bisogno fisico di dare sfogo alle proprie energie e di partecipare con il corpo ai ritmi stessi della natura. Nell’intento delle comunità che li creavano, i movimenti ritmici e le geometrie
della danza ripetevano altri ritmi e geometrie, quelle, degli eventi naturali. Fino a qualche decennio fa era
ancora possibile riscontrare nelle regioni più periferiche dell’Europa rurale e nell’area alpina, danze e
cerimonie ispirate da un simile obiettivo: riprodurre quelle particolari geometrie dell’Universo, in modo
che l’energia emanata fosse in sintonia con gli eventi e ciò contribuiva alla prosperità della comunità.

Kemovad danza del vento, tradizione Celtica
Nell’antica tradizione druidica esiste una danza sacra che fa parte del patrimonio della Kemò-vad, una antica filosofia riferita all’armonia con la Natura. La danza sacra della Kemò-vad è rappresentata da un movimento tra Vuoto e Pieno, ossia un equilibrio tra gli opposti, che il danzatore deve trovare in armonia con tutta l’esistenza. Del resto, Kemò-vad significa “la danza del vento divino”.

Ogni popolo autoctono ha conservato le sue danze tradizionali, ma le reinterpreta creativamente
a seconda dei clan e dei luoghi geografici di appartenenza; in ciascuno di questi stili di danza si possono
individuare quegli elementi che li collegano ad una matrice comune.

Divertiamoci ora, noi che pratichiamo Yi Gong, a riconoscerne gli elementi in alcune danze.


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